Il mio viaggio, i suoi viaggi

Higher Than The Sky

Una storia che attraversa l’adolescenza e la ricerca di un’identità, con una sola costante: la passione per il potere delle parole.

Genere: romanzo | Tono: romantico, intimo | Tema: identità, possibilità

Giorgia Leonetta – Il mio viaggio, i suoi viaggi

Cos’è Higher Than The Sky?


– PRESENTAZIONE

Higher Than The Sky è il mio primo romanzo. È una raccolta di testi di una ragazza, che pur avendo una disabilità, vive la sua vita giorno dopo giorno. Attraversa la sua adolescenza dai suoi teneri 14 anni ai suoi consapevoli 20 anni. E lo fa con una sola costante: la passione per il potere delle parole. La potenza della scrittura. Questo libro è il mio viaggio verso la ricerca di un identità che noi tutti cerchiamo nella vita.

Spesso si pensa che chi ha una disabilità non possa avere una vita… e se io invece vi dicessi che sto per raccontarvene mille?


– FOCUS

Parole. Identità. Vita.

Una scrittura che parte dall’esperienza e la trasforma in viaggio.

È questo il cuore del progetto

E perché mille vite?

Nessun limite.

Apertura. Curiosità.

Fiducia nella strada.

Il mio grande esempio, la mia colonna, il mio supereroe. Mi ha sempre tenuta con gli occhi incollati su di lui e l’attenzione irremovibile sui suoi racconti.

Mi ha sempre detto che qualsiasi cosa potessi immaginare di fare, sarebbe potuta diventare realtà.

Mi ha insegnato l’apertura prima ancora della strada. A guardare i popoli prima delle mappe, le persone prima dei confini. Nei suoi viaggi cercava l’umano, non il famoso, il lontano, non il comodo.

La curiosità era il suo motore silenzioso: quella che spinge a deviare, a perdersi, a fermarsi dove nessuno si ferma.

A fare domande nei villaggi dimenticati, ad ascoltare lingue sconosciute come se fossero casa. È da lì che nasce tutto questo. Dai suoi passi aperti al mondo. E dal mio bisogno di continuare a guardarci dentro.

Mi ha insegnato a fidarmi della strada. Non perché fosse sempre sicura, ma perché era vera.

Ogni luogo, ogni incontro, ogni deviazione aveva una dignità propria, anche quando era lontana da ciò che si conosce o si comprende subito.

La differenza, per lui, non era qualcosa da temere o correggere, ma da attraversare con rispetto. Camminare nel mondo significava questo: affidarsi al percorso e riconoscere valore a ciò che è altro da sé.

È da questa fiducia e da questa dignità che nasce il mio progetto. Continuare a camminare, anche restando ferma.

Mille vite. Una risposta, una persona: il mio papà

Caro Papà,

posso dirti che ho finalmente capito quella citazione di Montale che ti ripetevo mentre mi aiutavi a studiare per la maturità: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”.
Non capisci certe parole finché non le provi sulla tua pelle, e purtroppo nella tua mancanza ho capito che cosa intendesse dire con “vuoto”.
Ho sempre percepito la tua presenza nella mia vita come sicurezza, sicurezza di qualcosa che non se ne andrà mai, un amore assolutamente totalizzante capace di farti pensare che qualunque cosa accada non sarà mai la fine.
Da quando ho memoria siamo sempre stati io e te,
“la nostra fortissima squadra” come dicevi sempre.
Ed avevi ragione, perché non sei stato solo un papà per me, sei stato il mio migliore amico, il mio supereroe, la mia forza, l’unico posto nel mondo dove mi sia sentita davvero al sicuro e dove sapevo di poter correre se tutto fosse andato in frantumi. E da quando non ci sei più è davvero andato tutto in frantumi.
Ma se c’è qualcosa che mi hai insegnato è la resilienza, così proprio per questo sto rimettendo insieme i pezzi. Con difficoltà, forse anche come non dovrei, ma ci sto provando. Non so se ti piacerebbe come sto gestendo tutta la mia vita da quando non ci sei, ma spero di starti rendendo fiero di me, perché io sarò sempre orgogliosa di poter dire di essere tua figlia.
Mi hai sempre chiamata “Angioletto” e alla fine sei diventato il mio… Si dice che chi non c’è più continui a vivere nella memoria e nel cuore di chi resta, questo è vero perché se sono sicura di una cosa è che non verrai mai dimenticato, e anche se non potrai essere presente fisicamente, ogni traguardo sarà dedicato a te, ogni risata e ogni lacrima.
Perché ogni piccolo traguardo sarà anche grazie a te, mi hai resa quella che sono e mi hai insegnato che cosa significhi davvero la parola “amore”, e non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.
Ti voglio bene, per sempre.

-Giorgia

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Estratto

Higher Than The Sky nasce dall’incontro tra due percorsi: il mio e quello di mio padre.
È un libro autobiografico poetico che intreccia i testi che ho scritto nel tempo con i suoi diari di viaggio.

La mia storia personale è fatta di un’infanzia movimentata, di una crescita precoce e anche di una disabilità, vissuta non come definizione ma come uno degli ostacoli da attraversare. Mio padre mi ha sempre insegnato a guardare oltre le etichette, a non lasciare che fossero gli altri a decidere chi potevo essere. Mi ha trasmesso fiducia, possibilità, strumenti per neutralizzare i limiti e continuare a muovermi nel mondo con pienezza.

La scrittura è arrivata presto nella mia vita, quasi come una necessità. È diventata uno spazio di quiete, un modo per fermarmi quando tutto intorno sembrava troppo veloce o troppo rumoroso. Nel tempo, quei testi si sono accumulati senza un progetto preciso, seguendo i miei pensieri, le mie domande, i miei cambiamenti. Rileggendoli oggi, li riconosco come una sorta di diario della mente: la traccia della mia crescita, del modo in cui ho imparato a guardarmi e a guardare il mondo.

Da mio padre ho imparato a guardare il mondo con curiosità.
I luoghi, le persone, le differenze. A non passare oltre senza fermarmi davvero. Il viaggio, per lui, non era spostarsi: era stare. Credo sia per questo che, dopo la sua morte, ho iniziato a partire da sola. A organizzare i miei primi viaggi in autonomia, senza sapere bene cosa stessi cercando. Ogni posto nuovo lo attraverso così, con i miei occhi e con i suoi insieme, come se il viaggio fosse diventato un linguaggio comune, uno dei modi che conosco per continuare a camminare accanto a lui.

L’altro è la scrittura.
Un luogo silenzioso in cui le nostre voci continuano a incontrarsi, anche adesso.

Solo dopo la sua scomparsa ho scoperto che anche lui scriveva.
I suoi diari di viaggio, mai pensati per essere pubblicati, raccontano strade, luoghi marginali, incontri osservati con attenzione e apertura. Leggendoli ho capito da dove venisse anche la mia scrittura. Come se fosse stato un segno lasciato lì ad aspettarmi. Come se, prima di andare via, avesse voluto assicurarsi che non sarei rimasta senza strumenti, senza parole, senza strada.

Higher Than The Sky nasce da qui.
Dall’intreccio di due voci, anche quando una non c’è più.
È un libro che non spiega il dolore e non offre soluzioni.
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